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Associazione Culturale NEW PROJECT
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38123 TRENTO (Italia)

DOVE SIAMO

I NOSTRI SPETTACOLI

Una street parade nel centro storico o uno show in teatro? Una performance nel jazz club o una marching band open air?

ecco dove potremmo incontrarci...

Bix Beiderbecke 100th Anniversary Tribute

Per chi ama il Jazz, Bix Beiderbecke è una figura epica, ma non sono molti a sapere quanto il suo repertorio, lo stile e le formazioni di cui egli ha fatto parte abbiano influenzato il Jazz a venire. Nella sua breve vita dimostrò un incredibile talento, che lo portò ad essere considerato uno dei più grandi improvvisatori della sua epoca. Un omaggio a questo grande artista, attraverso l’utilizzo di sonorità originali dell’epoca (tra cui oltre alla cornetta, quelle del clarinetto in metallo, C-melody sax, sax basso, banjo e chitarra acustica) e cercando di dare una nuova luce ad alcune composizioni tratte dal suo repertorio, anche per mezzo di nuovi arrangiamenti assolutamente inediti. Il programma è completato da alcuni brani originali che ricreano le atmosfere degli anni venti filtrandole attraverso le esperienze più moderne. Il progetto si inserisce sulla linea già tracciata dal primo disco, inerente la valorizzazione della componente poli-culturale nella genesi del Jazz. Continua così il percorso della Tiger Dixie Band che partendo dal Jazz degli albori, crea un ponte tra la tradizione e il tempo in cui viviamo.

Yellow Submarine
omaggio
ai Beatles

Dopo aver “esplorato” i territori musicali tipici del dixieland, la Tiger Dixie Band da vita ad un progetto assolutamente innovativo, che trae spunto dalla consolidata tradizione jazzistica (secondo la quale era prassi quella di “adattare” alle varie formazioni brani dalle origini più disparate e lontane tra loro); in questo nuovo programma il gruppo si “cuce addosso“(quasi fossero vestiti su misura) le melodie più importanti del famosissimo quartetto di Liverpool, rappresentando la miglior commistione possibile tra i brani più famosi pensati per le tipiche sonorità beat del gruppo che ha fatto impazzire il mondo ed i pezzi meno conosciuti (ma non per questo meno importanti) nei quali i quattro “scarafaggi” hanno provveduto – antesignani di tutte le operazioni di “recupero” - a scavare nelle migliori tradizioni dixie. Il programma comprende brani quali Lady Madonna, All my loving, Can't Bue Me Love, Yellow Submarine, I've Just Seen A Face, Lovely Rita, Penny Lane e molti altri.

Just Here,
Right There.
Il jazz degli emigranti

Un viaggio musicale attraverso i tempi e i luoghi del Jazz tradizionale. Così come proposto nell'omonimo lavoro discografico, i brani vengono presentati in una serie di quadri dedicati ad alcuni dei numi tutelari di questa musica, con particolare attenzione verso quei musicisti di origine italiana che hanno contribuito a renderla grande. La lettura di un racconto di Andrea Manfredi (che narra la storia di un emigrante italiano che entra in contatto che alcune di queste figure storiche) fa da filo conduttore. Il tutto è incorniciato da una serie di suoni di navi, treni ed ambientazioni sonore che restituiscono un'immagine cinematografica alla performance.

L’Orchestrina,
Concerto
per vite resistenti

In un non meglio precisato tempo di guerra, una piccola jazz band si sposta di paese in paese per portare un momento di conforto e di svago a soldati e a civili, attraversando piccoli e grandi drammi e insperati momenti di comicità nell’ostinata ricerca di un'irraggiungibile normalità. È un’orchestrina sgangherata e grottesca, che sembra uscire direttamente da un sogno surreale o da un quadro di Bruegel. Un giorno la band giunge in un piccolo paese di montagna, desolato, attraversato da trincee, abitato da pochi superstiti dallo sguardo severo. Forse questa, per i musicisti, è davvero l’ultima piazza. Forse è giunto ormai il momento di fermarsi. Nella notte - che è anche notte dell’umanità – i volti stanchi e sofferenti dei suonatori si specchiano in quelli ancora più rassegnati degli spettatori, mentre una musica dissonante e dolente si stende sul teatro come un sudario. Eppure, proprio nel momento in cui la tristezza sta per sferrare l'uppercut finale, ecco che la musica rivela la sua forza, il suo spirito di libertà, la sorprendente capacità di superare i limiti di uomini vinti, di interrompere l'assordante silenzio e smascherare l’orrore della rassegnazione. Non c’è nulla di consolatorio in questa musica; c’è piuttosto l’inquietudine che anima da sempre l’uomo nella sua faticosa e meravigliosa ricerca di libertà e di verità. Lo spettacolo, liberamente ispirato al racconto “Il sax basso” di Josef Skvorecky e ad altre suggestioni letterarie e sonore, parla, attraverso le note e le parole, di tempi di guerra e di musica, in particolare di musica jazz, del suo fascino proibito, del suo spirito selvaggio e libertario, della sua vitalità gioiosa dal gusto indigesto a qualsiasi forma omologazione, di oppressione e di violenza. Il nuovo progetto della Tiger Dixie Band è il personale contributo alla pace e alla solidarietà tra i popoli; per raccontare, senza retorica, attraverso la voce universale della musica, i tempi non troppo lontani in cui anche i nostri nonni - pur vivendo nelle stesse case che oggi ospitano le nostre prove musicali - erano separati da confini disseminati di cannoni, forti militari e cimiteri, in un’Europa, allora come oggi, alla ricerca della sua anima.
 

Duke Ellington
L'arte e
l'intenzione

Duke Ellington ha detto: "Non c'è arte senza intenzione". E questa consapevolezza l'ha reso senza ombra di dubbio una delle figure chiave nella storia dell’arte del ventesimo secolo; egli non appartiene infatti solo al mondo del Jazz, ambito nel quale la sua opera si è sviluppata, ma si muove ed ha influenzato linguaggi e idee nei più disparati contesti legati alla creatività ed alla comunicazione, non necessariamente verbale. In un periodo storico – tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta – in cui il Jazz era ghettizzato e considerato “musica razziale” – Ellington, con la sua piccola orchestra, si esibiva nei locali suonando una musica che si distingueva nettamente da quella dei suoi contemporanei, bianchi o neri che fossero. Un “sound” fatto di accordi inediti, di impasti timbrici ammalianti, di ritmi sinuosi e compatti. Nel giro di breve tempo la sua orchestra venne conosciuta in tutto il mondo come “l’orchestra del Cotton Club”. Ma questo non era che l’aspetto esteriore celante un intero universo che si sarebbe manifestato nel corso degli anni a venire e che ancora oggi ci affascina con la sua forza obliqua.
 

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